Distaval, Talimol, Nibrol, Sedimide, Quietoplex, Contergan, Neurosedyn, Softenon. Se nessuno di questi nomi vi è famigliare allora siete delle persone piuttosto fortunate.
Per fortuna nessuno di questi nomi era molto famigliare neanche a me fino a quando non ho scoperto la storia del Thalidomide, un principio attivo contro l’ansia e l’insonnia commercializzato il primo ottobre del 1957, poco più di cinquant’anni fa, e a cui oggi Wired dedica un pezzo sul suo blog.
Chi conosce quei farmaci purtroppo ne conosce anche la triste storia che parte proprio con la sua commercializzazione da parte della Chemie Gruenenthal, una ditta farmaceutica tedesca. Secondo la Chemie Gruenenthal si trattava di un farmaco “completamente sicuro”. Il che se da una parte era vero per chi lo assumeva, non valeva affatto per gli effetti che il Thalidomide produceva sui feti. Infatti, come si dice tecnicamente, il Thalidomide produce effetti teratogeni. Per chi mastica un po’ di greco, questo già dovrebbe suonare molto male. Infatti è così: i bambini nati da una madre che durante la gravidanza assumeva Thalidomide erano quasi sempre affetti da mostruose malformazioni (come l’assenza di arti) o da cecità, o da problemi agli organi interni. Dal 1956 al 1962 circa 10.000 bambini sono stati colpiti dagli effetti del Thalidomide in Africa e in Europa.
Dal 1957 si sono imparate, per fortuna diverse cose. Come per esempio che bisogna andarci molto cauti nell’uso di farmaci durante la gravidanza. Purtroppo ancora non si è imparato a speculare meno sulle disgrazie altrui, e questo lo sanno molto bene le case farmaceutiche.
Tra l’altro, se ora capitando a Broadway vi doveste imbattere in questo musical, finalmente saprete anche di cosa si tratta.




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