Pastone politico

Io ho sempre pensato che la politica fosse una cosa fondamentale nella vita di un essere umano, o almeno che fosse diventata tale da quel giorno in cui homo sapiens sapiens iniziò a organizzarsi in branchi e poi a vivere come animale sociale.

Ho solo un piccolo problema: a me ragionare di politica fa male alla salute. Nel senso che mi fa venire l’ansia, il magone. In particolare mi capita quando non riesco a convincere delle mie ragioni le persone a cui voglio bene e con cui mi rendo di avere molto in comune. Insomma, ho la sindrome del “ma come fai a non capire?”. Ora, vi sarà ben chiaro che, essendo di sinistra, e in particolare molto affezionato alle sorti del Partito Democratico, la mia vita rischi di diventare un inferno.

Allora ho deciso, che anziché discuterne con i singoli, sarà meglio che io butti qui qualche riga per dire come la penso. Siete d’accordo? Bene, amici. Non lo siete? Ecco: potete anche non dirmelo. Così restiamo amici e non ci pensiamo più.

Io sono convinto che il declino del centrosinistra in Italia sia dovuto principalmente a due fattori. Il primo è il cosidetto “berlusconismo”. E con questo intendo tutta una serie di atteggiamenti sociali oltre che politici che hanno contagiato la vita italiana. Tutti quei comportamenti legati a una impunità diffusa e a una più o meno occulta attitudine a dimostrarsi più furbi del prossimo. Il secondo fattore invece è l’incapacità politica, l’inettitudine e la cecità politica della classe dirigente della sinistra italiana. E con questo non sto parlando dei vari Bertinotti, Pecoraro Scanio o Ferrero. Quelli per me sono semplici casi di narcisismo. Punto. Parlo di gente come Rutelli, Fassino, D’Alema. Insomma di tutti coloro che hanno retto la barra della nave che stava affondando in questi ultimi dieci/quindici anni. La nave è affondata? No, ma poco ci manca. Come diceva quel tale, io sono convinto che “con questi dirigenti non vinceremo mai”. E si badi che dalla pronuncia di quella frase ne è passato di tempo. Ma con ben poche novità. Per esempio, i due candidati (i soli, per ora) alle primarie del PD sono esponenti (Bersani) o sono legati strettamente (Franceschini) a quella dirigenza che ha portato il centrosinistra ad inanellare un fallimento dopo l’altro. Inoltre Bersani rappresenta quell’anima traffichina che ha sempre pensato che la politica consistesse nell’essere più furbi dei propri avversari, in tal modo assecondando di fatto una berlusconizzazione della politica anche nel campo del centrosinistra. Mi piacerebbe tanto riuscirmi a fidare di Franceschini, ma proprio non ce la faccio a dare fiducia a uno che è stato il vice-segretario in uno dei momenti di maggior declino del partito e che viene sostenuto da quelle persone (Marini e Fioroni, per dirne due) che dice di voler sostituire.

E allora che si fa? La soluzione, a volerla vedere, non è così lontana. C’è ma si vede poco. Ed è costituita da tutti quei giovani che nel PD ci lavorano e ci credono. Iniziano a emergere e si sono visti qualche giorno fa al Lingotto di Torino. Li chiamano “i piombini”, ma hanno anche dei nomi e sono quelli di Pippo Civati, Debora Serracchiani, Pierfrancesco Majorino e di tanti altri. Dice “eh, ma con nomi così poco conosciuti non vinceremo mai contro Berlusconi o contro i suoi successori”. Io non riesco a vedere perchè dovrebbe essere così. Obama negli Stati Uniti non era molto conosciuto fino a 3-4 anni fa, eppure. Di sicuro non basta il nome. Anzi, non basta neanche un progetto. Bisogna sudare. E tanto. Bisognerà sudare perchè se si desidera una vittoria che non sia solo furbetta, ma profonda e duratura, bisognerà fare un vero e proprio discorso educativo, bisognerà farla crescere questa Italia, e non assecondare i suoi vizi e i suoi capricci. Bisognerà farla crescere e migliorare e non sarà gioco facile, specie con questa situazione dei mass-media. Di sicuro questo non si può fare mettendo in gioco Bersani, Franceschini o i loro guardaspalle. E’ un mazzo incredibile, quello che ci si dovrebbe fare, ce la faremo?

Io mi ci metto a sbattermi per cercare di cambiare l’Italia, per dare un futuro ai miei figli, per cercare di migliorare la mia vita e quella degli altri. Quello lo farò, a costo di spendere tutte le mie forze per cercare di portare dalla mia parte chi la pensa in maniera diversa dalla mia. Però, per favore, non chiedetemi la fatica di portare dalla mia parte chi già la pensa come me. Questo non me lo chiedete. Non ce la posso fare.

2 Risposte a “Pastone politico”


  1. 1 isabella cesareo Giugno 30, 2009 alle 11:01 pm

    sfogarsi scrivendo ciò che si pensa trovo che sia antidolorifico, ma non terapeutico. credo che la sinistra abbia bisogno di essere ri-animata più che curata. sono con te nel pensare che SOLO le nuove leve possano avere qualche possibilità di successo. io sono di napoli-minuscula voluta- e quando, dopo tutti gli orrori, il pd ha chiamato bassolino a Roma e lo ha inserito tra i 45 saggi, io ho fatto una tale svolta a sinistra che mi sono ritrovata all’estrema destra :( (.. anche se vi seguo da poco penso che se ff, invece di essere così selettiva , si aprisse anche alle persone normali, cittadini meno informati e colti di voi ma interessati ad avere contatti con persone serie e dotate di notevoli capacità critiche, ma anche onestamente autocritiche, potreste forse avvicinare quel popolo che poi vota e che, se aiutata a capire, potrebbe recuperare fiducia e vedere una vera differenza tra la STRAVECCHIA classe dirigente e la nuova e soprattutto più motivata e responsabile generazione di cittadini disponibili ad occuparsi del benessere comune.

  2. 2 Antonella Luglio 1, 2009 alle 12:38 am

    mi trovi perfettamente d’accordo su ogni singola virgola…più che dire che sono d’accordo sarebbe meglio dire che mi capita di fare pensieri molto simili…


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