Oggi Anna se n’è andata. Che poi per me è sempre stata la Puffa, e io per lei sono sempre stato Fabietto. Anche quando ormai l’avevo sorpassata un bel po’ in altezza. Avevo undici anni quando l’ho conosciuta. Era un anno fa, o forse due anni fa, il trentuno dicembre, quando M. mi ha chiamato dicendomi che la Puffa era stata operata di una cosa grave e se volevo andarla a trovare in ospedale. Ci siamo andati insieme e quando in macchina gli chiesi quanto era grave, M., che di professione è medico, mi ha chiesto di fargli un’altra domanda, ché a quella non voleva rispondermi. E anche quando siamo stati in ospedale, ed era tanto, tantissimo che non ci vedevamo, la Puffa ci ha accolti dicendo “ma guarda chi sei andato a ripescare! Fabietto!”. Per me quell’istante il tempo non era passato. Non era passato da quando eravamo ad Amelia, a Campo dell’osso, ad Alfero. Poi non ho più saputo come stesse, fino alla scorsa settimana. Avevo incontrato M. e mi ha detto con uno sguardo che eravamo vicini alla fine. Oggi, poi, da un messaggio su facebook di un amico ho capito che tutto era finito. Capirlo così mi ha fatto un effetto strano, non mi era mai successo. Ma il groppo alla gola l’ho dovuto inghiottire: ero in ufficio in un momento piuttosto complicato e non mi potevo permettere un cedimento. Ma sapevo da quel momento che la Puffa non l’avrei mai più rivista.
Ieri a Roma era una bella giornata di sole, calda. Di uno di quei giorni che ricordava che l’estate stava per arrivare.
Sono contento che l’ultima giornata della Puffa su questa terra sia stata una giornata di primavera.
Ciao, Puffa.


Pianura, NA. Via Google StreetView
Roma, Stazione Termini (scattata con un Nokia5000)
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