L’altro giorno, quando mi è arrivata la notizia della morte di Randy Pausch, ero con un mucchio di amici. Lo sapevamo tutti che prima o poi sarebbe successo. Lo sapeva anche lui, e nonostante questo ha continuato a lottare, a cercare di prendere il meglio della vita che gli restava fino all’ultimo. “Non possiamo scegliere le carte che ci vengono servite, dobbiamo solo cercare di giocarle al meglio che possiamo”: questo secondo me è il cuore del suo insegnamento. Quello che ho imparato da Randy Pausch è qualcosa di cosi’ importante che è quasi assurdo che lo abbia imparato da una persona che in fondo non ho neanche mai guardato negli occhi. Insomma, lo sapevamo tutti che sarebbe andata a finire cosi’, e tutti speravamo che succedesse il piu’ tardi possibile. Io sapevo anche che quando sarebbe successo avrei pianto. Invece non è stato cosi’, perche’ per fortuna ero in mezzo a tanti amici e, si sa, che in certi momenti è bello stare in compagnia. Ma soprattutto sono contento di non aver pianto perché sono sicuro che Randy sarebbe piu’ stato contento se non lo avessi fatto. Mi mancherai. Ciao Randy.
Aung San Suu Kyi libera subito
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Lui voleva aiutare gli altri a realizzare i suoi sogni,
e secondo me la sua ultima lezione ne è stato il massimo esempio.