Discanto

Una spontanea rottura di simmetria

canta che (non) ti passa

con 6 commenti

Qualche giorno fa Wittgenstein scrive questa cosa: una specie di Gran Premio della tristezza in forma di canzonetta. Poi ci è messo anche Akille e infine SuzukiMaruti (e poi magari anche svariati altri che però mi sono perso).

Dice “e tu? che fai? ti tiri indietro?”. Certo, volentieri. Io mi sarei tirato indietro. Ma ormai il tarlo mi rosicchiava in testa. E io comunque a dirmi che no, ci sono troppe canzoni, come cavolo faccio a dire qual è la più triste? Che poi la più triste adesso magari non lo era ieri e forse non lo sarà domani. E poi, ormai mi verrebbe da dire esattamente le stesse cose che hanno detto gli altri. E infine no: non posso scrivere una cosa del genere, così banale, dopo quasi una settimana che non scrivo più niente sul blog.

No. Io non lo faccio.

Oggi invece decido di fare un’altra cosa importante: metto su una bella playlist da ascoltarmi nel mio ormai imminente coast-to-coast Trieste-Roma. Che non è mica facile scegliere cosa mettere in un ipod da due giga quando sul computer se ne hanno dieci abbondanti. Bisogna far fuori quattro canzoni su cinque. E allora mi sono messo al lavoro. Unico vincolo ferreo: niente musica eccessivamente triste. Ed ecco che mi ritorna in mente (bella come sei, forse ancor di più) la vicenda di cui sopra.

Io in fondo sono un gran masochista, e quindi ne falcio molte, ma alla fine ce ne sono alcune che proprio no, non ci possono assolutamente stare. Roba che se le ascoltassi alla guida mi metto a guidare contromano e pure a fari spenti in autostrada (per vedere se poi è così facile morire).

Una di queste, in realtà, è una di quelle canzoni che non ti frega proprio niente del testo. Anzi, quasi non ti ricordi neanche la musica, ma ti ricordi – e ce l’hai addosso come un marchio stampato a fuoco – la scena del film che si lega a quella canzone. Ti ricordi di lei che piange, dei suoi capelli biondi, del suo sguardo, delle parole che le sussurra all’orecchio per quell’addio che detesti, che odi con tutte le tue forze. E poi senti quella cassa che batte, ormai lenta, molto più lenta, rispetto al ritmo del tuo cuore.

Walking back to you

is the hardest thing that

I can do

That I can do for you

For you

così cantano i Jesus and Mary chain in Just Like Honey, mentre scorrono via i titoli di coda di Lost in Translation e tu devi sbrigarti a toglierti via le lacrime prima che il film finisca del tutto.

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

Ecco… io devo avere qualche problema con il fatto che mi perdo le cose. Ma a me nulla stringe il cuore come questi versi. Come l’impotenza di non essere riuscito ad avverare quel “programma futuro”. E non è che mi consoli molto il proseguire di Ivano Fossati in C’è tempo, quando comunque “È tempo che sfugge, niente paura / che prima o poi ci riprende“. E poi:

è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano

Chi lo sa, magari sono le stesse parole che nel finale di Lost in translation lui sussurra a lei nell’orecchio. No, sicuramente no, ma a me piace pensare che invece sia così.

E ora scusate, ma vado a scaricarmi un po’ di sigle di cartoni animati. Che altrimenti io a Roma mica ci arrivo.


Written by Fabio

Luglio 11, 2008 a 11:00 am

6 Risposte

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  1. per riequilibrare potresti sempre provare con la sigla di Pollyanna ;)
    Un saluto
    I.

    annaba1

    Luglio 11, 2008 alle 12:22 pm

  2. Ma, volendo, potresti ridere ascoltando -chessò- gli 883 o quel che ne rimane.

    Questo, ovviamente, se la musica ti serve per farti sorridere.

    Per quanto mi riguarda credo che la musica in quanto tale prescinda dal testo; se non lo fosse non potrei ascoltare i Pearl Jam, ad esempio, visto che non si può dire che parlino di arcobaleni o prati in fiore.

    E però cambia la qualità, no?

    light

    Luglio 11, 2008 alle 1:01 pm

  3. La canzone più triste per me è di Brian Eno, By this river. Sicuramente perchè legata al ricordo di una persona cara che non c’è più.

    bianca

    Luglio 14, 2008 alle 9:20 am

  4. Bianca, ce ne sarebbero tantissime. Per esempio c’è anche Everybody hurts dei Rem..
    Insomma ogni canzone poi è anche legata a un ricordo, o a un momento particolare della propria vita, a una certa sensibilità. E non so come mai, in questo momento, mi sono venute in mente queste due.. mah!

    Asended

    Luglio 14, 2008 alle 9:49 am

  5. davvero molto bello questo post :-)
    Buon rientro a Roma. Anche se e’ dura andarsene. Sai che posso capirti. Sai gia’ cosa fare?

    Laura

    Luglio 15, 2008 alle 8:29 pm

  6. sai che anche io ho pensato sta cosa di lost in translation?
    l’ho pensata un sacco di volte. e ho sempre immaginato che fossati pensasse a quella sequenza nel scriverla e che la coppola immaginasse quella colonna sonora nel girare la scena, e che peccato che non si siano mai incontrati.

    lapupachasonno

    Luglio 21, 2008 alle 5:42 pm


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