gli cercarono l’anima a forza di botte

Il 27 ottobre del 2006 Riccardo Rasman, una volta aspirante meccanico, ridotto a invalido dopo sette mesi in Aeronautica, tira petardi dal balcone perché è felice: ha trovato lavoro come netturbino. Una dirimpettaia avverte la polizia e il copione si ripete. Gli agenti sfondano la porta, Riccardo reagisce. Nessuno aspetta di sapere se per caso ha qualche problema psichico. Quando si appura che è in cura in un centro di salute mentale, è già troppo tardi: dopo botte, manette e rantolii, Riccardo smette di respirare, forse terrorizzato anche dalle uniformi, secondo la sorella. In cucina un biglietto, scritto prima dell’irruzione: «Mi sono calmato, per favore non fatemi del male

dal Corriere.it

4 Risposte a “gli cercarono l’anima a forza di botte”


  1. 1 pallina1981 Luglio 4, 2008 alle 12:51 pm

    :( cose che fanno passare l’appetito…

  2. 2 Kiaura Luglio 8, 2008 alle 10:44 am

    …complimenti per la citazione…

  3. 3 paolo Agosto 1, 2008 alle 6:07 pm

    tutti gli assassini devono essere puniti secondo la legge di DIO e degli uomini, la legge degli uomini è spesso “troppo poco un fatto”, e quella di DIO è per chi ci crede, ma è certa una sola cosa, chi non ha il rimorso in proporzione ai propri errori subisce la peggiore delle punizioni, quella di non possedere un’anima.

  4. 4 Enrica Agosto 1, 2008 alle 8:34 pm

    Non mi fanno paura i grandi criminali, mi fanno paura quelli piccoli che ubbidiscono


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