Archivio per Luglio 2008

good vibrations

Sul numero online di Null Hypothesis c’è la storia dei vibratori. Che si conclude più o meno così:

Recent surveys suggest that 75% of American woman now own a vibrator and the very latest model to hit the shelves actually reacts to voice commands – hands free you might say. You can even personalise commands if you have a favoured way of demanding attention. Men, it seems, are rapidly being replaced by miniature robots that will obey a woman’s every desire. Welcome to the 21st Century.

mutatis mutandis

Un lucchetto non è per sempre. Tra il dire e il fare quante mutande ci sono!

(Trieste, Canal Grande, 30 Luglio 2008.)

For ever in our hearts, Randy

L’altro giorno, quando mi è arrivata la notizia della morte di Randy Pausch, ero con un mucchio di amici. Lo sapevamo tutti che prima o poi sarebbe successo. Lo sapeva anche lui, e nonostante questo ha continuato a lottare, a cercare di prendere il meglio della vita che gli restava fino all’ultimo. “Non possiamo scegliere le carte che ci vengono servite, dobbiamo solo cercare di giocarle al meglio che possiamo”: questo secondo me è il cuore del suo insegnamento. Quello che ho imparato da Randy Pausch è qualcosa di cosi’ importante che è quasi assurdo che lo abbia imparato da una persona che in fondo non ho neanche mai guardato negli occhi. Insomma, lo sapevamo tutti che sarebbe andata a finire cosi’, e tutti speravamo che succedesse il piu’ tardi possibile. Io sapevo anche che quando sarebbe successo avrei pianto. Invece non è stato cosi’, perche’ per fortuna ero in mezzo a tanti amici e, si sa, che in certi momenti è bello stare in compagnia. Ma soprattutto sono contento di non aver pianto perché sono sicuro che Randy sarebbe piu’ stato contento se non lo avessi fatto. Mi mancherai. Ciao Randy.

Ospiti inattesi

Non se n’è accorto quasi nessuno, ma a Kinder c’era anche grillo.

Kinderly

Sono tornato da pochi minuti da Kinder, dopo un numero di ore di viaggio pari al doppio di quelle che ho dormito la scorsa notte. Quindi sono di sicuro un po’ stanchino. Ma sento che non posso perdere l’occasione di scrivere almeno poche righe subito, cosi’ d’istinto, per fermare il ricordo piu’ fresco di queste quattro giornate passate fra i monti di Gressoney.

Giornate di sicuro non semplici da raccontare. Giornate che se da una parte sembrano molte piu’ di quattro, per quanto sono state dense di attività e di divertimento, d’altra parte sono corse via in un attimo. Sicuramente il tempo in questi giorni per me è volato troppo veloce. Così tanto che molto spesso avrei voluto avere una specie di “Pause” da premere per gustarmi meglio certi momenti.

Il secondo giorno che ero lì mi sono comprato un piccolo quaderno dove volevo fare una specie di diario. Alla fine il tempo è stato così poco che sul quel quaderno, che adesso ho qui davanti, non c’è altro che qualche rapido appunto (e molti di essi resteranno lì e basta) e un po’ di indirizzi email racchiusi nelle ultime ore.

Potrei scrivere tantissimo di Luca, di Matteo, di Ilaria e di tanti altri. Ma ciò che ho imparato a conoscere in questi giorni è così tanto che non sono capace neanche di scriverlo. Posso dire solo che sono felice di aver approfondito dei rapporti umani e che sono fiero di conoscere delle persone così splendide.

Quest’anno eravamo molti di più dello scorso anno. E’ stato bellissimo ritrovare delle persone che non vedevo da un anno. E’ stato strano e intenso, è stato la riscoperta di una complicità che probabilmente ho apprezzato più adesso che nella prima edizione di Kinder. E’ stato divertente incontrare persone nuove, anche se alla fine noi “veterani” abbiamo deciso di soprassedere da azioni di bullismo: fare amicizia ci è sembrato molto più “vantaggioso”. Questi pochi giorni sono stati sufficienti per farmi scoprire delle persone stupende. Purtroppo sono stati anche veloci, troppo veloci.

Io lo sapevo già che questi giorni sarebbero stati belli, molto belli per me. Non ne avevo dubbio. Sapevo anche che sarebbero stati completamente diversi da quelli dell’anno passato. E anche su questo ci ho preso in pieno.

Vorrei dire tante, tante altre cose. Vorrei scrivere di momenti passati insieme, di persone viste per la prima volta, di espressioni e racconti che non dimenticherò. Spero che non vi arrabbierete molto se, almeno per ora, queste cose me le terrò tutte per me, magari ve le racconterò tra qualche giorno. Nel frattempo però sento il bisogno di usare queste righe per dire grazie a tutti quanti quelli con cui ho diviso questi giorni, per tutto, veramente per tutto.

E un grazie anche a quelli che in questi giorni sono passati su queste pagine. L’anno prossimo, magari, a Kinder veniteci anche voi.

P.s. Qui ci sono un po’ di foto (in fondo sono solo 164..)

e voi fate i bravi

Domani si parte per le vacanze. Cinque giorni, tanto per non esagerare con le ferie. Poi si torna per un salutino a Trieste e per le ultime strette di mano e dopo si comincerà il nuovo lavoro (sì, ad agosto).
Cinque giorni che sono sicuro che saranno bellissimi. E’ una delle poche cose di cui sono certo, visto che andrò a Kinder. Ci saranno un po’ di persone che già conosco. Alcune non ci saranno. E magari ne conoscerò di nuove. Ma sicuramente saranno cinque giorni bellissimi.
Domani mi faccio settecento (circa) km in macchina con un astrofisico. Il miracolo sarà riuscire a non parlare di fisica fino a Orte. Ma è da un po’ che ho smesso di credere ai miracoli.
Domani si parte e per cinque giorni sarò senza computer. O almeno credo, ché poi la tecnologia ha infinite risorse.
Comunque sia, nel frattempo, fate i bravi e, per favore, almeno un po’ fate finta di sentire la mia mancanza.
Ciao.

Ecco come stanno le cose

Appunti di viaggio

Stamattina ho lasciato Trieste. Quasi definitivamente. Ormai dovro’ solo tornare pochi giorni per le ultime formalità.

Adesso sono a casa, a Roma, dove ho vissuto fino a cinque anni fa. Fa uno strano effetto stare qui e pensare che non è solo per qualche giorno.

Stamattina quando sono partito era ancora buio. Ho fatto una strada che non avevo mai fatto prima, arrampicandomi sul Carso. A un certo punto qualcosa ha attraversato la mia strada. Credo che fosse uno scoiattolo. Un po’ mi ha aiutato a sentirmi meno solo in quella città che ancora dormiva.

Stamattina quando sono partito il sole non era ancora sorto. In compenso c’era la luna piena. Era cosi’ grande che quasi non sarebbero serviti i fari per illuminare la strada. A un certo punto, dietro una curva, si è aperto un panorama sul golfo di Trieste. Era bianco. La luce della luna si rispecchiava sull’acqua dandole un colore che non sono capace di descrivere. Non ho fatto una foto. E forse me lo rimprovererò per molto tempo.

Poi, dopo sette ore di viaggio, sono arrivato a Roma.

Oggi sono un po’ stanco. E non sono neanche tanto di buon umore. Ma tra poco uscirò, per cercare di far pace con la mia vecchia città. Per vedere se ancora c’è qualcosa tra me e lei.

Domani mattina tutto sarà diverso.

E tutto sarà easy, like a sunday morning.

A mo’ di twitter

Partire è davvero dura.

Quel che rimane

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