30
Ott
07

Che vergogna, Amnesty!

Qualche tempo fa criticai la presa di posizione di Gilioli sul nuovo modus operandi della sezione italiana di Amnesty International. Ancora oggi penso che avesse torto e che estendere l’azione di Amnesty non solo ai casi personali (pena di morte, detenzione per motivi di opinione, etc.), ma anche a problemi come la violenza sulle donne o ai diritti dei migranti, fosse un’ottima cosa.

Ho vissuto una lunga esperienza dentro Amnesty, piena di cose belle e soprattutto piena di gente stupenda: gli attivisti. A differenza, infatti, di altre associazioni per la difesa dei diritti umani (come HRW, per esempio), Amnesty poggiava la propria forza su una base di gente comune. “Un movimento di gente comune che lavora per altra gente comune”, diceva il fondatore, Peter Benenson.

Da un po’ di tempo mi sono reso conto (ma forse avveniva anche da prima che io me ne accorgessi) che all’interno di Amnesty, in Italia, si poggiava sempre di meno su questo nucleo di attivisti e che tutto stava diventando un movimento professionalizzante in cui c’era una dirigenza rampante e un basso strato marginalizzato a ruoli da “operaio”.

Come ho gia’ detto, ci sono altre organizzazioni che lavorano (e bene) in modo piu’ verticistico e professionale. Niente di male in questo. Pero’, per essere un movimento professionale le cose bisogna saperle fare bene. Non si puo’, per esempio, sfruttare il lavoro degli attivisti e mortificarli quando qualcosa non va (lo sa qualsiasi dirigente d’azienda). Non si puo’ far finta di essere un movimento democratico, quando le voci dissonanti al suo interno vengono tacciate in malo modo come “sovversive” o “nate dall’ignoranza”. Non si puo’ (notizia di oggi) buttare alle ortiche una campagna di tre anni, di vitale importanza in Italia (paese tra i piu’ grandi produttori di armi) accusando di sabotaggio coloro che sono stati cacciati via per ragioni politiche.

Dice “si, ma tu non puoi andartene per colpa di alcune persone, quelle che contano sono le idee”. Il fatto e’ che le idee o sono portate avanti con convinzione e coerenza oppure ci si sta approfittando della buona fede delle persone. Per quanto mi riguarda l’amarezza e’ arrivata a livelli insopportabili. Io in un movimento cosi’ non ho piu’ intenzione di starci. La mia amarezza mi spinge anche a scrivere delle righe che in fondo nessuno leggera’ e che non avra’ alcuna risonanza al di fuori di questo piccolo spazio personale.

Pero’, se qualcuno, anche per sbaglio passasse di qui… beh non dico che debba credere alle mie parole, pero’ magari pensarci un po’ prima di dare dei soldi (o credibilita’) alla candela con il filo spinato intorno. Purtroppo, dal mio punto di vista, constato con enorme tristezza che quella candela in italia non e’ piu’ accesa.


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