Eccomi infine qui, anche io, a dire due cose su Twitter. Ormai e’ qualche mese che anche io uso questo piccolo giocattolino con cui ogni tanto scrivo due righe su quello che combino. Sono un twitteratore moderato, in genere non vado oltre i 3-4 twits al giorno. Ci sono dei professionisti che sicuramente fanno molto meglio di me con aggiornamenti costanti sul mondo delle pulci che li popolano.
Un post di Mantellini, ieri, mi ha fatto riflettere sulla strana natura di questo mondo (microblogging, lo chiamano certi.. ma allora qualcuno dovrebbe definire meglio il blogging). Mantellini, in poche parole, esprime il suo imbarazzo per avere molti che seguono i suoi twits, mentre lui stesso ne segue al massimo una trentina. Io che ero fra quelli che lo seguivano a un certo punto mi sono domandato se in tutto questo non ci fosse una specie di ficcanasaggine 2.0, insomma se non mi stessi comportando un po’ in maniera invadente. E cosi’ mi sono sentito quasi in dovere di non seguire piu’ i suoi twits, in omaggio a una specie di regola di riservatezza (ma la riservatezza cos’e’ in un mondo come questo?). D’altra parte va detto che c’e’ da registrare, tra i twitteratori, un approccio totalmente diverso. Una buona parte degli utenti di twitter infatti cercano proprio di essere ascoltati dal maggior numero possibile di persone, piu’ o meno come succede con i blog. Non so se si tratti di una forma di autoaccreditarsi, o di cercare di aumentare la propria popolarita’, pero’ c’e’ anche in questo mondo quel meccanismo perverso del “se ti aggiungo ai miei followers, poi tu mi aggiungi cosi’ aumentiamo i contatti”?
Io, da parte mia, alla fine seguo una trentina di persone. Alcune di queste le ho conosciute di persona (anche se alcune di loro magari manco si ricordano, vero?), altre le ho conosciute tramite il loro blog, altre ancora le seguo perche’ parlano di posti che conosco, oppure perche’ scrivono cose che riescono sempre a farmi sorridere. Alcuni di quelli che seguo, a loro volta mi seguono, altri no, magari perche’ sono troppo noioso in cio’ che scrivo. O magari perche’ non si sono neanche accorti (beh, datevi una svegliata) che anche io uso twitter.
Boh, insomma… io non lo so se ho veramente capito come si usa twitter. Magari ancora non sono pronto per il social networking. O magari l’ho capito solo io.
Il che mi fa molto asocial networking.
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Asocial twitter
Il federalismo gia’ c’e’
Tutti a menarla con il federalismo in Italia. Il federalismo gia c’e’.
E ti basta, per rendertene conto, essere uno nato a Roma e lavorare a Trieste. Pero’ ti ci vuole un po’. Ti si deve almeno rompere qualcosa in casa. Cosicche’ tu debba fare i conti con un idraulico triestino, che ahime’ l’italiano non lo sa parlare. E non lo sa parlare perche’ lui e’ triestino, mica italiano. E allora di quello che dice capisci si e no il 10% e ti senti molto ma molto straniero, ché quando sei a Berlino almeno gia’ lo sapevi e parlavi inglese e loro parlavano inglese. Qui no. Tu parli italiano, inglese e francese. Loro no, loro parlano triestino.
Poi scopri che anche tu per loro a volte parli romanesco (e non si chiama “romano”, il dialetto di Roma si chiama “romanesco”). E allora non ti capiscono. Come? No, proprio non ti capiscono. E allora li implori per sapere quali siano le espressioni incomprensibili del “romanesco” ma senza grossi risultati.
Ma davvero c’e’ qualcuno che a Roma non e’ riuscito a capire quello che gli diceva un negoziante o un idraulico? Vi prego, se e’ cosi’ ditemelo.
O tacete per sempre, che tanto non vi capisco.
Che vergogna, Amnesty!
Qualche tempo fa criticai la presa di posizione di Gilioli sul nuovo modus operandi della sezione italiana di Amnesty International. Ancora oggi penso che avesse torto e che estendere l’azione di Amnesty non solo ai casi personali (pena di morte, detenzione per motivi di opinione, etc.), ma anche a problemi come la violenza sulle donne o ai diritti dei migranti, fosse un’ottima cosa.
Ho vissuto una lunga esperienza dentro Amnesty, piena di cose belle e soprattutto piena di gente stupenda: gli attivisti. A differenza, infatti, di altre associazioni per la difesa dei diritti umani (come HRW, per esempio), Amnesty poggiava la propria forza su una base di gente comune. “Un movimento di gente comune che lavora per altra gente comune”, diceva il fondatore, Peter Benenson.
Da un po’ di tempo mi sono reso conto (ma forse avveniva anche da prima che io me ne accorgessi) che all’interno di Amnesty, in Italia, si poggiava sempre di meno su questo nucleo di attivisti e che tutto stava diventando un movimento professionalizzante in cui c’era una dirigenza rampante e un basso strato marginalizzato a ruoli da “operaio”.
Come ho gia’ detto, ci sono altre organizzazioni che lavorano (e bene) in modo piu’ verticistico e professionale. Niente di male in questo. Pero’, per essere un movimento professionale le cose bisogna saperle fare bene. Non si puo’, per esempio, sfruttare il lavoro degli attivisti e mortificarli quando qualcosa non va (lo sa qualsiasi dirigente d’azienda). Non si puo’ far finta di essere un movimento democratico, quando le voci dissonanti al suo interno vengono tacciate in malo modo come “sovversive” o “nate dall’ignoranza”. Non si puo’ (notizia di oggi) buttare alle ortiche una campagna di tre anni, di vitale importanza in Italia (paese tra i piu’ grandi produttori di armi) accusando di sabotaggio coloro che sono stati cacciati via per ragioni politiche.
Dice “si, ma tu non puoi andartene per colpa di alcune persone, quelle che contano sono le idee”. Il fatto e’ che le idee o sono portate avanti con convinzione e coerenza oppure ci si sta approfittando della buona fede delle persone. Per quanto mi riguarda l’amarezza e’ arrivata a livelli insopportabili. Io in un movimento cosi’ non ho piu’ intenzione di starci. La mia amarezza mi spinge anche a scrivere delle righe che in fondo nessuno leggera’ e che non avra’ alcuna risonanza al di fuori di questo piccolo spazio personale.
Pero’, se qualcuno, anche per sbaglio passasse di qui… beh non dico che debba credere alle mie parole, pero’ magari pensarci un po’ prima di dare dei soldi (o credibilita’) alla candela con il filo spinato intorno. Purtroppo, dal mio punto di vista, constato con enorme tristezza che quella candela in italia non e’ piu’ accesa.
Istigazione a delinquere
E’ da qualche mattina che alla radio sento lo spot di una campagna lanciata dal Ministero delle Comunicazioni e da Save the children che spinge a un uso responsabile, in particolare per quanto riguarda i minori, di internet. Tutto abbastanza corretto (a parte certi toni particolarmente allarmistici, e poi a che serve un telefono per le emergenze? mah) tranne una cosa che mi ha fatto subito dubitare della sanita’ mentale di chi ha scritto i testi della pagina web.
Ma c’era proprio bisogno di fare i gggiovani scrivendo questo: “Probabilmente sai già tutto sul tuo cellulare e su Internet, e le nuove tecnologie sono il tuo pane quotidiano. Ma 6 anche sicuro di saperle usare al meglio?” .
Io ora li denuncio pper istigazione a delinquere. Fate voi…
Stavo leggendo la recensione di Zero, di Claudio Fracassi e Giulietto Chiesa, scritta da Paolo Attivissimo. In particolare sono rimasto colpito dalla reazione di Chiesa alle domande di Attivissimo durante il dibattito.
Non voglio entrare troppo nel merito. Chi vorra’ potra’ andare a leggersi cio’ di cui parlo e farsi una propria idea.
Voglio solo dire una cosa diversa. I dubbi e le zone oscure sull’11 settembre sono tantissimi e, nonostante questo, c’e’ un mucchio di gente che continua a correre dietro a ipotesi complottistiche decisamente troppo assurde per essere credute (tranne che dal solito manipolo di boccaloni che si fanno strumentalizzare in un attimo) e troppo facili da demolire (cosi’ come da sempre fa Attivissimo).
Analogamente, sotto un punto di vista tremendamente diverso, ci troviamo in un paese governato da una sinistra capace solo di farsi del male, incapace di governare e che riesce a farsi maledire anche dall’ultimo blogger sfigato che l’ha votata per sfuggire ad altri 5 anni di Nano Ridens. Sarebbe bastato poco per marcare la differenza con i precedenti cinque anni di governo berlusconiano, ma si e’ deciso invece di continuare su una linea addirittura piu’ autolesionista.
Insomma tutto cio’ solo per dire che io mi sarei decisamente stufato di giocare in squadre in cui tutti cercano di farsi autogol. Non dico che vorrei vincere - forse e’ pretendere troppo? - ma se proprio devo perdere allora perche’ devo sprecare fiato?
L’incredibile attentato
Ma sono solo io che trovo un po’ esagerata l’enfasi con cui i mezzi di comunicazione stanno trattando il caso della Fontana di Trevi?
A me pare anche piu’ bella cosi’.
Aggiornamento: Akille con la solita arguzia ha subito indicato chi sono le responsabili.
Dance to carry on
Io non ci volevo entrare in questa cosa della ballerina. Ci ero quasi riuscito, finche’ non ci sono capitato proprio addosso. E per me allora era chiaro che girava in senso in senso antiorario. No problem. Antiorario. Si’ era cosi’.
Poi oggi ne parlano a Condor. Vado a riguardare la pagina che avevo visto stamattina e gira in senso orario. Quindi ci sono due possibilita’:
1) la ballerina si era rotta di girare in un verso e ha iniziato ad andare nell’altro senso
2) io ho seri problemi mentali
Mentre cerco di capire come gira la ballerina e il mondo, ecco a voi:

Un video per l’autunno
Saro’ completamente impazzito, ma io adoro questo video (e la canzone). Lo riguarderei in continuazione. Lei e’ Jenny Owen Youngs (J.O.Y.) e la canzone si chiama Fuck Was I. L’intero album che si chiama “Batten the Hatches” e’ stupendo.
E poi ditemi se non avevo ragione.
Misure da brivido
Parlavo con Gloriamundi e mi domandavo perche’ ci fossero cosi’ tanti serial e film sulla professione medica e niente sui fisici (o quasi… mi ricordo un film allucinante con Luke Perry di cui ho voluto rimuovere il titolo). E parlando abbiamo deciso che in effetti gli sceneggiatori e gli autori dovrebbero provare a fare qualcosa che non sia solo camici bianchi, ER, dott. House e cosi’ via.
E per dare una mano ai poveri autori abbiamo anche buttato giu’ qualche titolo per dare uno spunto.
“PI - FISICI in prima linea” (si legge PAI - Fisici in prima linea)
“Misure da brivido” (la storia di un povero fisico costretto per tutta la vita a ripetere la stessa misurazione… si’, lo so che sembra un porno.. ma e’ quello il bello, no?)
E piu’ ci penso e piu’ mi chiedo come mai ancora nessuno ci abbia pensato… mah!




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